Il ruolo attivo ed il valore clinico delle cefalosporine nell’antibioticoterapia moderna con un focus alla filiera e agli scenari futuri.

Cosa sono le Cefalosporine di terza generazione
Le cefalosporine appartengono alla classe dei beta lattamici e agiscono inibendo la sintesi della parete batterica tramite legame alle penicillin-binding proteins (PBP); l’efficacia dipende dal tempo in cui la concentrazione libera resta sopra la MIC, principio chiave per l’ottimizzazione farmacocinetico‑farmacodinamica dei beta lattamici.
Storicamente pilastri del trattamento di molte infezioni comunitarie e ospedaliere, le cefalosporine mantengono ancora oggi un ruolo importante grazie ad un favorevole profilo di sicurezza, ad un’ampia flessibilità d’impiego tra terapia empirica mirata e ad uno spettro prevedibile.
In un contesto europeo di resistenze ancora elevate (es. incremento dell’incidenza di Klebsiella pneumoniae carbapenem‑resistente tra 2019 e 2023), molecole consolidate restano centrali quando correttamente selezionate rispetto all’epidemiologia e ai meccanismi di resistenza locali. Linee guida autorevoli sottolineano infatti come la scelta appropriata del beta lattamico, la rapida revisione dell’empirico sulla base di colture e la riduzione della durata siano elementi essenziali per contenere l’antibiotico resistenza.
Quando e perchè scegliere le Cefalosporine
La scelta delle cefalosporine nel panorama terapeutico attuale si fonda innanzitutto su uno spettro d’azione bilanciato e una spiccata prevedibilità microbiologica. Questi farmaci offrono infatti una copertura affidabile sia contro i patogeni comunitari sia verso diversi Gram-negativi ospedalieri, permettendo di impostare terapie empiriche mirate che possono essere agevolmente rimodulate (de-escalation) non appena i dati colturali diventano disponibili.
Oltre alla versatilità, uno dei maggiori punti di forza di questa classe è il profilo di sicurezza e tollerabilità. Essendo generalmente ben tollerate, le cefalosporine rappresentano un’alternativa preziosa, definita spesso “organ-sparing”, rispetto a classi di antibiotici più tossiche come gli aminoglicosidi o le polimixine. Numerose metanalisi confermano questa superiorità, evidenziando in particolare una minore incidenza di nefrotossicità rispetto ai comparatori storici.
Sotto il profilo della pressione selettiva, l’uso ragionato delle cefalosporine gioca un ruolo cruciale nelle politiche di antimicrobial stewardship. Prediligere molecole adeguate al patogeno specifico, anziché ricorrere immediatamente a carbapenemi o farmaci ad ampio spettro, aiuta a mitigare lo sviluppo di resistenze pericolose come ESBL, AmpC e carbapenemasi. Questo approccio è particolarmente efficace in contesti come le polmoniti nosocomiali o le infezioni urinarie complicate, dove alcune cefalosporine (talvolta in combinazione con inibitori) costituiscono il fulcro della terapia empirica iniziale.
Tuttavia, è fondamentale riconoscerne i limiti clinici. In presenza di infezioni extra-urinarie ad alto inoculo, dove sia documentata o fortemente sospetta la produzione di ESBL o AmpC, le linee guida scoraggiano l’uso delle cefalosporine di terza generazione a favore di alternative più robuste. Inoltre, non bisogna dimenticare che meccanismi come la modifica delle proteine leganti la penicillina (PBP) o le alterazioni delle barriere di permeabilità possono compromettere l’efficacia del trattamento contro determinati ceppi di Gram-negativi, richiedendo un attento monitoraggio del quadro clinico.
Cefalosporine e antibiotico resistenza
In Europa si osservano trend preoccupanti relativamente all’antibiotico resistenza per i Gram negativi MDR come K. pneumoniae carbapenem‑resistente; ciò spinge verso un uso più selettivo delle terze generazioni e un più frequente ricorso a combinazioni “potenziate” in scenari ad alto rischio, sempre con revisione precoce per de‑escalare quando possibile.
Le ESBL, le AmpC plasmidiche o cromosomiche e le alterazioni delle PBP, come le modifiche di PBP3 in E. coli, riducono la sensibilità alle terze generazioni; in parallelo, efflusso e perdita di porine nei non fermentanti complicano la terapia.
Pertanto, scegliere la cefalosporina giusta, anziché molecole “ultra‑ampie”, riduce la pressione selettiva su carbapenemi e su classi con maggior impatto ecologico; una de‑escalation tempestiva è stata associata a esiti almeno non inferiori e, in alcuni contesti ICU, a minore mortalità.
Mercato europeo e criticità nella filiera distributiva delle cefalosporine
Il mercato europeo delle cefalosporine è attualmente definito da una domanda strutturalmente elevata, alimentata dalla persistenza di infezioni ospedaliere e ceppi multiresistenti (MDR) che, come documentato dall’ECDC, continuano a condizionare le strategie dei sistemi sanitari pubblici, rendendo queste molecole cardini insostituibili dei formulari per il trattamento di sindromi respiratorie, urinarie e intra-addominali in un’ottica di stewardship e de-escalation verso i target AMR 2030.
Tuttavia, la sostenibilità di questo comparto è minacciata da criticità profonde nella catena di fornitura, tra cui una marcata dipendenza geografica dall’Asia per le materie prime (API) — con costi di produzione europei superiori del 20-40% rispetto a India e Cina — e politiche di procurement spesso sbilanciate sul solo criterio del prezzo, che aumentano la vulnerabilità della supply chain a fronte della complessità tecnica richiesta dalla produzione sterile e degli shock regolatori ed energetici. Nonostante gli episodi di shortage del biennio 2023-2024 abbiano spinto l’EMA e il Medicines Shortages Steering Group (MSSG) a potenziare il monitoraggio centralizzato e la preparazione anticipata per le stagioni 2025-2026, la resilienza futura del settore dipenderà necessariamente dall’adozione di strategie di multi-sourcing, dalla creazione di scorte strategiche “ragionate” e da una più stretta collaborazione tra autorità e centri d’acquisto per garantire la continuità terapeutica anche durante i picchi di consumo stagionale. Il Multi‑sourcing di API/KSM, scorte “ragionate”, ridondanze produttive, trasparenza dei lead time e collaborazione con autorità e centri di acquisto sono pertanto leve riconosciute per ridurre il rischio di discontinuità nella filiera distributiva.
Ricerca e sviluppo: evoluzione della classe e implicazioni cliniche
L’evoluzione terapeutica delle cefalosporine ha visto un ampliamento significativo delle opzioni cliniche grazie alle nuove combinazioni con inibitori delle beta-lattamasi, come ceftazidime/avibactam, che in analisi integrate e trial di fase 3 hanno dimostrato un profilo di efficacia e sicurezza superiore ai comparatori storici nel trattamento di patogeni produttori di KPC e OXA.
A queste si affiancano molecole dal meccanismo innovativo come il cefiderocol, una cefalosporina “sideroforo” che ottimizza l’uptake nei Gram-negativi sfruttando il trasporto del ferro e che abbiamo già descritto in un articolo nel nostro blog; tuttavia, nonostante la non inferiorità documentata in infezioni urinarie complicate e polmoniti (HAP/VAP), il suo impiego deve rimanere prudente e selettivo a causa del segnale di mortalità emerso nel trial CREDIBLE-CR per alcuni sottogruppi, come l’Acinetobacter.
Parallelamente all’innovazione molecolare, l’ottimizzazione dell’esposizione attraverso strategie di infusione prolungata o continua per massimizzare il parametro fT > MIC resta un pilastro fondamentale della terapia, specialmente nei pazienti critici; benché i dati sulla mortalità siano eterogenei (come evidenziato dallo studio BLING III), l’individualizzazione del dosaggio tramite il monitoraggio terapeutico dei farmaci (TDM) rimane fortemente raccomandata per garantire il target attainment. In questo scenario, la disponibilità di nuovi agenti non rende obsolete le cefalosporine consolidate (come ceftriaxone, ceftazidime, cefoperazone, cefotaxime e cefuroxime di cui tratteremo in articoli a parte qui sul nostro blog), ma ne rafforza l’impiego razionale, permettendo di riservare le risorse terapeutiche più avanzate ai casi più complessi.

Il contributo di OLD PHARMA
Supporto alla disponibilità di molecole essenziali. Impegno a mantenere nel portafoglio le cefalosporine consolidate richieste dai formulari, con piani di business continuity coerenti con le raccomandazioni EMA/MSSG.
Qualità produttiva e continuità di fornitura. Investimenti in processi di sterilità, robustezza di filiera e sistemi di early warning su possibili criticità per favorire mitigazioni tempestive con gli stakeholder.
Collaborazione con stakeholder sanitari. Supporto a programmi di stewardship (diagnostica rapida, percorsi di de‑escalation, formazione) e a modelli di procurement che premino la resilienza oltre al prezzo.
Approccio responsabile. Trasparenza su disponibilità e tempistiche, evitando messaggi promozionali e valorizzando il corretto impiego delle cefalosporine nel rispetto delle linee guida.
OLD PHARMA può contribuire come partner affidabile e responsabile su disponibilità, qualità e collaborazione con gli stakeholder, nell’ottica di una sanità sostenibile e basata sulle evidenze.
Se desideri approfondire il ruolo di specifiche cefalosporine nel tuo contesto organizzativo o informarti sulla disponibilità, il team OLD PHARMA è a disposizione per un confronto tecnico non vincolante.
Disclosure: questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce in alcun modo il parere medico o indicazioni cliniche/prescrittive individuali.
Fonti
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